CIR NEWS NR. 2 "LAVORARE IN UNO STUDIO PROFESSIONALE: UNA PROSPETTIVA ALLETTANTE?"

7 aprile 2014


“Buongiorno, sono un consulente di Ricerca & Selezione del personale: vorrei proporle una opportunità di lavoro in area amministrativa...”
“Buongiorno a lei! Mi interessa certamente perché la mia azienda naviga in cattive acque e sto cercando di cambiare lavoro... di che cosa si tratta precisamente?”
“Stiamo cercando una figura esperta in contabilità e fiscale da inserire in uno Studio di Commercialisti...”
[risposta A] “Ah... uno Studio... A dire il vero io preferirei restare in ambito aziendale... Mi sembra più vitale e dinamico. La ringrazio per la proposta ma non sono interes

sato”.[risposta B] “Lavoro già in uno studio professionale e -se dovessi cambiare- vorrei passare dall’altra parte della barricata e provare la vita aziendale. Lasciare il mio lavoro per passare a fare la stessa cosa in un altro studio mi sembra abbia poco senso...”
Capita. Capita spesso a noi che ci occupiamo di recruiting di sentirci dare queste risposte, quando cerchiamo personale per gli studi professionali.
La domanda più spontanea è “come è potuto succedere?”.
Certo, perché lavorare in uno studio professionale fino a non molti anni fa era considerata un’ottima opportunità; ora la percezione è opposta: se si può, meglio cercare altro.
 
 
 
 
Analizziamo quindi le motivazioni più frequenti che ci vengono date per giustificare il mancato interesse sono di vario genere:
•   elevato stress, vissuto in questo tipo di ambienti a tutti i livelli (titolari inclusi) e legato sia all’enorme quantità di scadenze (fattore esogeno) sia a deficit di organizzazione interna (fattore endogeno);
•   mansioni molto ampie e non sempre ben definite o -al contrario- troppo ristrette e settoriali, senza grandi possibilità di evoluzione;
•   retribuzioni medie più basse del mercato, in relazione al livello di competenze richiesto;
•   pur essendo un lavoro molto vario, è ripetitivo ed è lontano dalla “vitalità” che si sperimenta nelle aziende (dove l’amministrazione non si occupa solo di aspetti contabili e c’è una maggiore “job rotation” ovvero -per dirla in modo semplice- ogni tanto si cambia mansione e si impara qualcosa di nuovo);
•   se va bene c’è costante aggiornamento sulle normative, ma poca formazione professionale sulle “sof{C}t skills” (o “competenze trasversali” che dir si voglia).
•   orari sfavorevoli (si finisce tardi la sera e in alcuni studi c’è una lunga pausa a metà giornata, poco gestibile da chi abita un po’ lontano).
 
Non sono cose che pensiamo noi, sono cose che ci vengono dette. Ripeterle in questa sede serve solo a prendere coscienza della PERCEZIONE che nel tempo si è creata attorno a questo ambiente lavorativo.
•   Cosa si può fare per invertire questa tendenza, in vista della necessità di attrarre risorse eccellenti nei nostri Studi?
•   Probabilmente il primo fronte su cui lavorare è l’organizzazione (ma su questo punto arriveranno prossimamente delle indicazioni dalla nostra divisione specialistica) per ridurre  almeno le cause interne di sovraccarico e tensione.
•   Anche una precisa analisi dei ruoli, delle responsabilità e delle attività (job  description) può contribuire a creare chiarezza ed evitare inutile stress. Su questo argomento torneremo nelle prossime “News”.
•   Un programma strutturato di formazione, che tocchi sia gli aspetti tecnico-fiscali sia le competenze di efficacia personale (motivazione, capacità relazionali, stimoli al miglioramento continuo etc.).
•   Forse qualcosa deve cambiare anche sul fronte della leadership: qual è il modo in cui noi professionisti guidiamo le persone che lavorano per noi? Siamo capaci di ottenere il meglio dai collaboratori facendoli crescere e rendendo possibile una delega efficace? Ci crediamo ancora o abbiamo rinunciato?
 
Competenze in Rete, con la Divisione Risorse Umane, è nata anche per questo: per dare un supporto all’evoluzione degli Studi di Commercialisti e trasformarli in ambienti professionali nuovamente capaci di attrarre e valorizzare le risorse migliori. Non è un’impresa impossibile: il primo passo è essere consapevoli della necessità di cambiare

DIVISIONE RISORSE UMANE